Le banche sono uno dei posti più sicuri per custodire i propri soldi. Da tanto tempo infatti fanno solo questo: custodiscono i nostri soldi. Purtroppo se lasciamo i soldi sul conto corrente, le banche non ci remunerano interessi e se lo fanno il tasso è inferiore a quello dell’inflazione. Questo non deve meravigliare: bisogna pensare alla banca come ad una piattaforma di servizi. Tra i servizi, oltre alla custodia, troviamo almeno i seguenti:
- la possibilità di inviare e ricevere denaro tramite bonifico
- pagare i bollettini postali
- avere una tessera bancomat per prelevare contanti agli sportelli automatici.
In Italia nel 1995 apparve il primo servizio di home banking ma era ancora allo stadio embrionale. Nel 1999, con la bolla di internet, tutti volevano investire e i servizi bancari tradizionali non bastavano più. La richiesta del mercato di servizi home banking era a quel punto veramente forte.
L’inefficienza delle banche si mostrava in tutta la loro opulenza nell’operatività di tutti i giorni. In quegli anni muovevo i primi passi nel trading e per acquistare un titolo in borsa dovevo:
- telefonare
- restare in attesa
- farsi passare la Cassa Titoli
- chiedere della signorina Roberta che mi chiedeva il titolo, il prezzo e quante azioni volevo comprare.
L’operazione se veniva eseguita costava l’equivalente di 5 Euro di oggi e se nel frattempo cambiavi idea e decidevi di cancellare l’ordine, beh,” Spiacente ma l’ordine che sia eseguito, cancellato o ineseguito la commissione bisogna pagarla”. Insomma, solo passare l’ordine era una fatica.
Grazie all’enorme richiesta del mercato i servizi online sono fioriti e hanno cominciato a farsi concorrenza prima in sordina poi abbastanza ferocemente. Le banche si sono date da fare per attivare dei servizi ma con calma.
I servizi per quanto penosi erano già meglio che telefonare alla signorina Roberta: era la nascita dell’home banking. La banca della signorina Roberta era di livello medio-basso. La piattaforma di home banking che misero a disposizione di noi clienti era bruttina da vedere, con poche funzionalità e abbastanza cara. Si poteva vedere l’estratto conto e fare un bonifico. Se non ricordo male per la compravendita di azioni bisognava pagare un canone aggiuntivo. Le quotazioni in modalità push erano fantascienza. Chiedere alla signorina Roberta di operare su prodotti derivati come le opzioni le faceva stralunare gli occhi. Pretendere le opzioni sull’home banking era pura utopia.
Poi, lentamente, sono arrivati i veri player che negli anni hanno migliorato i propri sistemi informativi rendendoli più veloci, aggiunto funzionalità, abbattuto i prezzi. Quindi è stata la volta delle SIM (Società di Intermediazione Mobiliare) che si sono accorte che il business delle transazioni online aveva un futuro. Le SIM forniscono un servizio specializzato in compravendita di titoli finanziari come azioni, opzioni, futures. Il modo di operare di una SIM è più semplice di quello di una banca. Nel giro di qualche tempo una SIM di Torino ebbe un’enorme successo di mercato perché metteva a disposizione un sistema che permetteva di eseguire transazioni in tempi rapidissimo e a prezzi stracciati.
Oggi una buona banca online offre tutti i servizi che avete voglia di immaginare: pagamenti dal cellulare, carte di credito, carte di credito virtuali, pagamento di bollettini postali, investimenti vari, assicurazioni sulla vita, trading on line su azioni e derivati, fino alla richiesta di mutui per la casa persino dallo smartphone.
La sicurezza di una banca online
Le banche sono da considerare abbastanza sicure sia dal punto di vista della loro solidità sia da quello della sicurezza dei loro siti web e delle applicazioni per smartphone. Nulla è assolutamente sicuro. Vi spiego quali sono i due punti cruciali di questo aspetto nell’ambito degli interessi di chi voglia raggiungere l’indipendenza finanziaria.
Parliamo prima della sicurezza informatica. Questi servizi devono essere accessibili da internet quindi l’accesso deve essere sicuro. Perché noi clienti possiamo dormire sonni tranquilli bisogna che nessun’altro abbia le chiavi del nostro conticino.
Per garantire un buon livello di sicurezza le banche sviluppano software secondo le migliori pratiche, applicano dei protocolli dettate da norme standard ed eseguono regolarmente delle ispezioni dei propri servizi. Per procedere con tali ispezioni si servono di sistemi automatici, di reparti di sicurezza informatica interni e di aziende esterne che praticano l’hacking etico. Gli hacker etici, su ordine della banca, tentano di introdursi in tali servizi online e di forzarne la sicurezza. Lo scopo di questi tentativi di intrusione non è quello di rubarvi i soldi dal conto corrente ma quello di verificare che nessuno tranne voi possa accedere al vostro conto. Se questi hacker etici trovano delle falle di sicurezza, la banca può rinforzare il sistema per eliminare i punti deboli così scoperti.
Ora esaminiamo un altro tipo di sicurezza. Poiché le banche esistono molto prima che voi nasceste potreste pensare che siano eterne e solide.
Anni fa pensavo, in maniera ingenua, che le mie finanze in banca fossero al sicuro come in un forziere inespugnabile nascosto su Marte dove nessuno avrebbe mai potuto toccarle ma le cose non stanno esattamente così. Vediamo perché.
Le banche possono fallire. O no?
Le banche sono aziende e per loro come per tutte le aziende, gli affari possono anche andare male. Poi esistono anche dei giochi politici.
La crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti ha dato il via all’effetto domino che vi spiego qui di seguito.
Nel 2009 comincia ufficialmente la crisi economica della Grecia e il suo debito pubblico cresce a dismisura, insieme allo spread. L’Unione Europea scopre che la Grecia è praticamente in default e la mette alle strette ma le dà anche un’ancora di salvezza.
Un primo megaprestito nel 2011 seguito da un altro ancora più grosso sono imposti alla Grecia che sarà messa in ginocchio per gli anni a venire. Alcune banche operanti in Grecia saranno costrette a chiudere i battenti.
Cipro non aveva accusato il colpo della crisi del 2008 ma era esposta in Grecia per una parte consistente del proprio PIL (Prodotto Interno Lordo).
L’11 luglio 2011 a Cipro ci fu un’esplosione: accanto alla centrale elettrica di Cipro un certo numero di contenitori di munizioni era stoccato al sole da due anni. Tali munizioni erano dirette dall’Iran alla Siria (per alimentare la guerra ben nota) ma furono sequestrate lungo il tragitto e appoggiate lì. L’esplosione fece saltare in aria metà della centrale elettrica.
Quest’esplosione scosse anche l’economia che cominciò il proprio declino e il governo cipriota si ritrovò a chiedere un grosso prestito alla Russia. Il prestito russo non bastava, era necessario anche fare un prelievo forzoso. Il governo di Cipro e la cosiddetta troika (cioè Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) si sono messi d’accordo per attuare un prelievo forzoso del 20% sui depositi bancari che superavano la soglia dei 100 mila euro custoditi nella Banca di Cipro e del 4% su quelli per lo stesso ammontare in altre banche cipriote. Insomma chi aveva per esempio 150 mila euro su un conto cipriota doveva pagare il 20% di 50 mila euro che equivale a 10 mila euro (sigh). In questo modo a Cipro le banche sono state salvate. Ad oggi, gennaio 2021, non hanno ancora dichiarato fallimento.
L’Islanda ha visto il proprio sistema finanziario fare crac nel 2009. La banca Landesbanki aveva depositi per 4,5 miliardi di euro da 350 mila clienti stranieri. L’Islanda in quella situazione propose di rimborsare 2 miliardi, un po’ meno della metà. Le autorità bancarie olandesi ed inglesi rimborsarono i propri cittadini al 100% ma poi fecero ricorso per far rientrare il bottino. Come risultato ottennero il fallimento della banca.
In Italia abbiamo due begli esempi recenti di banche che sono state salvate: Banca Carige e Banca Popolare di Bari. Fate qualche ricerca su Google per scoprire cosa è successo.
Spesso, invece di far fallire le banche, si preferisce salvarle a spese della comunità (talvolta sono solo i clienti della banca, talvolta è lo Stato) per limitare l’impatto. Per approfondire questo argomento cercate “decreto salva banche” su un motore di ricerca.
I limiti dei fondi interbancari
Anche se sotto stretto controllo da parte della Autorità, le banche per tutelare i loro clienti, sono obbligate per legge ad aderire a dei cosiddetti fondi interbancari esattamente come un automobilista deve sottoscrivere un’assicurazione di responsabilità civile per poter circolare.
I fondi interbancari funzionano in maniera simile alla assicurazione RC (RC sta per responsabilità civile) che dovete sottoscrivere per poter circolare sulle strade pubbliche. L’assicurazione RC vi copre per un certo tipo di problemi e fino ad un certo importo. I fondi interbancari vi coprono per un certo tipo di prodotti finanziari e fino ad un certo importo.
In Italia esistono il Fondo interbancario di tutela dei depositi (https://www.fitd.it/) per le banche e il l’analogo Fondo di garanzia dei depositanti per le banche di credito cooperativo (http://www.fgd.bcc.it). È su questi due siti che potrete verificare se il vostro istituto bancario è garantito oppure no.
Come funzionano?
L’Unione Europea ha armonizzato le regole che riguardano tali fondi per tutti gli stati che la compongono. Queste regole proteggono alcuni strumenti come i conti correnti, i libretti di risparmio nominativi e altre cose del genere. Attenzione: non faccio servizi di consulenza finanziare e le cose possono cambiare quindi controllate sempre attentamente le condizioni e i codicilli prima di sottoscrivere un contratto o un abbonamento.
1) Ogni persona che deposita del denaro in uno di questi strumenti è garantita per legge fino a 100.000 Euro per persona depositante e per banca. Questo significa che se deposito 150.000 in strumenti che rientrano sotto questa garanzia, un solo istituto bancario e questo fallisce, 100.000 Euro mi saranno automaticamente risarciti ma i 50.000 eccedenti li perderò. Se il conto è cointestato a due persone il capitale è garantito fino a 200.000 Euro e così via. È sempre meglio scegliere un istituto bancario solido. Nel dubbio è ancora meglio dividere il gruzzolo in più parti e depositarlo in più banche facendo però attenzione al fatto che le banche sono tutte legate tra loro da una ragnatela di partecipazioni e che a causa della compartecipazione si potrebbero presentare delle ripercussioni.
2) Questo fondo è grande ma allo stesso tempo è piccolo. Teoricamente si supera di parecchio la cifra spropositata di 500 miliardi di Euro. In pratica il fondo contiene circa 4 miliardi di liquidità quindi per rifondere i correntisti di una banca non troppo grande, il fondo difficilmente riesce a fare fronte e in caso di necessità deve richiedere prestiti ai fondi interbancari di altri paesi.
3) Se il nome dell’azienda o del prodotto contiene la parola banco oppure banca, non è detto che si tratti di una banca per la quale avete la garanzia di cui parlo sopra. Per esempio il conto Bancoposta non aderisce al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e non è neppure garantito dallo Stato.
L’ammontare del fondo Fitd è piuttosto ridotto e se una banca grossa con milioni di conti correnti fallisse, il Fitd potrebbe non riuscire a risarcire i correntisti.
Banche italiane fallite o che sono state aiutate dallo stato
Dal 1892 alla fine del 2020 le seguenti banche sono fallite o hanno avuto bisogno di aiuti statali:
- Banca Romana
- Banco Ambrosiano
- Cassa di Risparmio di Prato
- Cassa di Risparmio di Venezia
- Banco di Napoli
- Banca Popolare di Brescia
- Monte dei Paschi di Siena (ad inizio 2021 tuttora in corso)
- Banca Carige
- Banca Etruria
- Carichieti
- Cassa di Risparmio di Ferrara
- Veneto Banca
- Banca popolare di Vicenza
- Banca Popolare di Bari
Si tratta di 14 istituti in 128 anni. Questo vuol dire che in media ogni 9,1 anni una banca rischia di chiudere i battenti. Ma se escludiamo la Banca Romana l’intervallo temporale si riduce a 38 anni quindi negli ultimi 38 anni, ogni 2,9 anni una banca italiana ha avuto difficoltà e/o è fallita. I motivi per cui le banche di cui sopra si sono ritrovate in difficoltà sono svariati: prestiti ad amici e parenti, offerta di prodotti finanziari rischiosi o troppo rischiodi per certi clienti e forse anche controlli poco accurati da parte delle Autorità competenti.
Riassunto
Le banche sono aziende che forniscono un servizio indispensabile per chiunque. A partire dagli anni 90 hanno cominciato a fornire servizi di home banking prima grezzi poi gradualmente più raffinati. Le banche sono da sempre considerate un rifugio sicuro dove depositare i propri risparmi ma la possibilità di accedere a servizi finanziari online ha aperto nuovi scenari di criminalità telematica con non poche discussioni sulla sicurezza informatica.
Le banche offrono un servizio molto strategico quindi anche molto controllato e protetto dalla legge ma in fin dei conti sono aziende e qualche volta entra in gioco la Politica sporca. Negli ultimi 38 anni ogni 2,9 anni una banca italiana ha avuto difficoltà o è fallita.
Tuttavia le banche sono uno dei posti più sicuri dove riporre il proprio denaro perché lo Stato protegge i cittadini dalle situazioni più disastrose ma bisogna scegliere oculatamente quella o quelle cui vi affidate.
Informatevi bene prima di scegliere la vostra banca o se volete cambiarla: non affidatevi soltanto all’anzianità. Verificate se la banca è molto indebitata, se il consiglio di amministrazione è composta da persone competenti, se non è stata coinvolta in scandali.
